L'oceano e il ragazzo” nella parte IV “Dee in esilio”, di Giuseppe Conte



L'oceano e il ragazzo” nella parte IV “Dee in esilio”

Forse era il tuo agguato che temevo
quando scendevo correndo la sera
per via Maria Cristina, sino al portone
dai due scalini di lavagna.
C'era un arco da dove si svoltava
per una piazza, un Duomo di colonne
greche e cupole grigie, elmi
squamosi, giganti. Santi di gesso
mi apparivano in volo, gladi, scudi.
C'erano le facciate dalle finestre
cieche, i magazzini dei marmi
e degli oli, gli angoli dove giocavano i
bambini e battaglie con i tappi di
latta.
Correvo contro il vento di tramontana
verso la Fondura già buia, il Faudo
inspiegabile sopra i tetti, come un altare.
Correvo se un passante giù poteva
somigliare a mio padre che ho adorato.
Forse era il tuo agguato che temevo,
il richiamo serale verso alberi soli, fatati
il mistero autunnale che portavi
con te, strega dei cortili
nascosti con i pozzi,
i nespoli.

Giuseppe Conte

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