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"La magia dell'inverno" di Mario Lodi

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  La magia dell'inverno Nei giorni d'inverno, quando mi svegliavo, c'erano «fiori» bianchi di gelo, ai vetri delle finestre. Allora la mamma mi avvolgeva in una coperta di lana e mi portava giù, in cucina. E da lì io vedevo la «magia». Sul piano del focolare posava un po' di carta, sopra la carta metteva dei ramoscelli secchi ben ordinati, e su questi qualche pezzo di legno più grosso. Poi prendeva da una scatolina uno stecchino di legno e zac! lo strofinava e nasceva all'improvviso una fiammella. Avvicinava la fiammella alla carta e subito si sprigionava il fuoco. Il fuoco, con le sue fiamme dai colori diversi, era per me un mistero. Osservavo a lungo, sotto il paiolo della polenta, mentre la mamma rimestava la farina, le lunghe fiamme che salivano da ogni parte e parevano vive, con quei colori mai uguali: rosso,violetto, giallo e persino verde e azzurro ... Nelle sere d'inverno, la mamma metteva sul focolare un grosso pezzo di legno che bruciava lento. lo mi a

"L'infinito" di Giacomo Leopardi (video da youtube con sottotitoli)

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"Sono felice" di Pablo Neruda

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"Il brutto anatroccolo" di Hans Christian Andersen

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  Il brutto anatroccolo Un pomeriggio d'estate mamma anatra guardava con un sorriso le uova della sua covata che presto si sarebbero schiuse. “Cric crac” fece il primo uovo. “Cric crac” fecero una dopo l'altra tutte le uova. I gusci si ruppero e ne uscirono cinque batuffoli gialli. “Come siete belli!” disse la mamma. Ma un ultimo uovo, più grande e più scuro degli altri, era ancora chiuso. Mamma anatra era preoccupata, ma finalmente anche quello cominciò a scricchiolare. “Pac!” fece il guscio mentre si rompeva. Mamma anatra fu molto sorpresa quando vide il suo nuovo piccolo. “Non assomiglia affatto agli altri!” disse. “E' così grosso, e ha piume grigie e il becco grande!” “Com'è brutto!” dissero in coro le anatre della fattoria. “Com'è brutto!” dissero i cinque fratellini. “Pazienza! Diventerà più bello da grande!” sospirò la mamma, e portò i piccoli al laghetto a fare la loro prima nuotata. I giorni passarono, ma per il brutto anatroccolo non erano giorni felici. I

"Pinocchio" capitolo VIII

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"Pinocchio" capitolo VII

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"Il sabato del villaggio" di Giacomo Leopardi

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"A Silvia" di Giacomo Leopardi

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  Una delle più belle poesie di Giacomo Leopardi!! Ti potrebbero interessare: Giacomo Leopardi: poesie per la scuola primaria e media

Pinocchio capitolo VI

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"Pinocchio" capitolo V

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Audiolibri favole: "La leggenda delle lacrime del coccodrillo" di Ercole Bonjean

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Le lacrime del coccodrillo Scendono a cascata le lacrime del coccodrillo dentro le acque del grande fiume. La luna osserva e ride. Chiede un po’ di luce al sole in ombra e fotografa l’immagine. Piange il coccodrillo, piange per la piccola e fragile gazzella che correva felice tra le rive del fiume. Non correrà più ora, non potrà più cibarsi della gustosa erbetta che cresce vicino alle acque del grande fiume. A questo pensiero le lacrime aumentano insieme al dispiacere ed alla tristezza infinita per quegli istanti di cattiveria. La faccia gialla scompare nel buio del cielo, si sente ancora più solo. Infine perde coscienza e giunge liberatore il sonno. Dorme per poche ore, lo risveglia un flebile raggio di luce. E’ iniziato il cammino dell’alba. La prima sensazione è quella di un grande vuoto. Brontola sempre di più il suo amico stomaco e chiede di essere riempito. Come ogni mattina, a quel segnale, non può in alcun modo dire no; entra dentro al cespuglio più folto e vicinissimo a

"L'oceano e il ragazzo” nella parte IV “Dee in esilio”, di Giuseppe Conte

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L'oceano e il ragazzo” nella parte IV “Dee in esilio” Forse era il tuo agguato che temevo quando scendevo correndo la sera per via Maria Cristina, sino al portone dai due scalini di lavagna. C'era un arco da dove si svoltava per una piazza, un Duomo di colonne greche e cupole grigie, elmi squamosi, giganti. Santi di gesso mi apparivano in volo, gladi, scudi. C'erano le facciate dalle finestre cieche, i magazzini dei marmi e degli oli, gli angoli dove giocavano i bambini e battaglie con i tappi di latta. Correvo contro il vento di tramontana verso la Fondura già buia, il Faudo inspiegabile sopra i tetti, come un altare. Correvo se un passante giù poteva somigliare a mio padre che ho adorato. Forse era il tuo agguato che temevo, il richiamo serale verso alberi soli, fatati il mistero autunnale che portavi con te, strega dei cortili nascosti con i pozzi, i nespoli. Giuseppe Conte