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"Pinocchio" capitolo V

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Audiolibri favole: "La leggenda delle lacrime del coccodrillo" di Ercole Bonjean

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Le lacrime del coccodrillo Scendono a cascata le lacrime del coccodrillo dentro le acque del grande fiume. La luna osserva e ride. Chiede un po’ di luce al sole in ombra e fotografa l’immagine. Piange il coccodrillo, piange per la piccola e fragile gazzella che correva felice tra le rive del fiume. Non correrà più ora, non potrà più cibarsi della gustosa erbetta che cresce vicino alle acque del grande fiume. A questo pensiero le lacrime aumentano insieme al dispiacere ed alla tristezza infinita per quegli istanti di cattiveria. La faccia gialla scompare nel buio del cielo, si sente ancora più solo. Infine perde coscienza e giunge liberatore il sonno. Dorme per poche ore, lo risveglia un flebile raggio di luce. E’ iniziato il cammino dell’alba. La prima sensazione è quella di un grande vuoto. Brontola sempre di più il suo amico stomaco e chiede di essere riempito. Come ogni mattina, a quel segnale, non può in alcun modo dire no; entra dentro al cespuglio più folto e vicinissimo al fiume…

L'oceano e il ragazzo” nella parte IV “Dee in esilio”, di Giuseppe Conte

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L'oceano e il ragazzo” nella parte IV “Dee in esilio”

Forse era il tuo agguato che temevo quando scendevo correndo la sera per via Maria Cristina, sino al portone dai due scalini di lavagna. C'era un arco da dove si svoltava per una piazza, un Duomo di colonne greche e cupole grigie, elmi squamosi, giganti. Santi di gesso mi apparivano in volo, gladi, scudi. C'erano le facciate dalle finestre cieche, i magazzini dei marmi e degli oli, gli angoli dove giocavano i bambini e battaglie con i tappi di latta. Correvo contro il vento di tramontana verso la Fondura già buia, il Faudo inspiegabile sopra i tetti, come un altare. Correvo se un passante giù poteva somigliare a mio padre che ho adorato. Forse era il tuo agguato che temevo, il richiamo serale verso alberi soli, fatati il mistero autunnale che portavi con te, strega dei cortili nascosti con i pozzi, i nespoli.
Giuseppe Conte

"Compito in classe" di Jacques Prevert

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Compito in classe

Due e due quattro quattro e quattro otto otto e otto fanno sedici… Ripetete! dice il maestro. Due e due quattro quattro e quattro otto otto e otto fanno sedici. Ma ecco l’uccello-lira che passa nel cielo il bambino lo vede il bambino l’ascolta il bambino lo chiama: Salvami gioca con me uccello! Allora l’uccello discende e gioca con il bambino Due e due quattro… Ripetete! dice il maestro e gioca il bambino e l’uccello gioca con lui… Quattro e quattro otto otto e otto fan sedici e sedici e sedici che fanno? Niente fanno sedici e sedici e soprattutto non fanno trentadue in ogni modo se ne vanno. E il bambino ha nascosto l’uccello nel suo banco e tutti i bambini ascoltano la sua canzone e tutti i bambini ascoltano la musica e otto e otto a loro volta se ne vanno e quattro e quattro e due e due a loro volta abbandonano il campo e uno e uno non fanno né uno né due uno a uno egualmente se ne vanno. E gioca l’uccello-lira e il bambino canta e il professore grida:

"Bambino" di Alda Merini

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Bambino
Bambino, se trovi l’aquilone della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa' delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l’ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell’acqua del sentimento.
Alda Merini
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Foto di Shlomaster da Pixabay

Gabbiani di Vincenzo Cardarelli

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Gabbiani
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
Vincenzo Cardarelli


Foto di Free-Photos da Pixabay


"Prendi un sorriso" di Mahatma Gandhi

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Prendi un sorriso Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l’ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l’amore,
e fallo conoscere al mondo. Mahatma Gandhi Visualizza e stampa



"Dai il meglio di te", poesia di Madre Teresa di Calcutta

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Dai il meglio di teL’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico
NON IMPORTA, AMALO
Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici
NON IMPORTA, FA’ IL BENE
Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici
NON IMPORTA, REALIZZALI
Il bene che fai verrà domani dimenticato
NON IMPORTA, FA’ IL BENE
L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile
NON IMPORTA, SII FRANCO E ONESTO
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo
NON IMPORTA, COSTRUISCI
Se aiuti la gente, se ne risentirà
NON IMPORTA, AIUTALA
Da’ al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci
NON IMPORTA, DA’ IL MEGLIO DI TE Madre Teresa di Calcutta



"La leggenda della lucciola" di Ercole Bonjean

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La leggenda della lucciola
In una calda e afosa notte d'estate la piccola Gioia vagava nel buio del bosco alla ricerca della strada di casa; si era perduta poco prima dell'ora del tramonto dopo aver raccolto un cestino di fragole e mirtilli da regalare alla nonna. Cercava disperata una qualche traccia che la potesse aiutare a ritrovare il sentiero del ritorno. Ma niente, neanche la luna poteva aiutarla, quella notte riposava dietro le nuvole. Avvilita e stremata si accasciò al suolo e pianse rassegnata. Le sue lacrime caddero sulle ali di un piccolo insetto che amava volare, senza una meta precisa, nel buio della notte. Ma come ben sappiamo, o dovremmo sapere, l'amore supera ogni barriera, ogni ostacolo del reale e sconfina nella fiaba: quelle piccole gocce d'acqua donarono la luce al minuscolo animaletto. La bambina seguì quel piccolo faro luminoso e ritornò a casa, con la gioia di chi ha scoperto un amico prezioso. Era nata la lucciola, la luce che incanta ogni essere uma…

"Il lampo" di Giovanni Pascoli

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Il lampo

E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì, sparì d'un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s'aprì si chiuse, nella notte nera.

Giovanni Pascoli

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"La mia sera" di Giovanni Pascoli

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La mia sera
Il giorno fu pieno di lampi; ma ora verranno le stelle, le tacite stelle. Nei campi c'è un breve gre gre di ranelle. Le tremule foglie dei pioppi trascorre una gioia leggiera. Nel giorno, che lampi! che scoppi! Che pace, la sera!
Si devono aprire le stelle nel cielo sì tenero e vivo. Là, presso le allegre ranelle, singhiozza monotono un rivo. Di tutto quel cupo tumulto, di tutta quell'aspra bufera, non resta che un dolce singulto nell'umida sera.
E', quella infinita tempesta, finita in un rivo canoro. Dei fulmini fragili restano cirri di porpora e d'oro. O stanco dolore, riposa! La nube nel giorno più nera fu quella che vedo più rosa nell'ultima sera.
Che voli di rondini intorno! Che gridi nell'aria serena! La fame del povero giorno prolunga la garrula cena. La parte, sì piccola, i nidi

"La scuola del futuro", di Ercole Bonjean

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La scuola del futuro
Non ha il tetto, non ha pareti, per i bambini non ha segreti. Sarà dal Cielo illuminata, e dal Sole riscaldata. Libri e quaderni saran le foreste, dove vivere grandi feste. Sarà la Natura la nostra Maestra, con il profumo della ginestra. Andremo al Mare ad imparare quali sogni realizzare. Saliremo in cima ai Monti, sino a toccare sublimi Tramonti. Non è un sogno ve l'assicuro, questa è la scuola del futuro.
Ercole Bonjean
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