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"Accanto alla mamma" di Giovanni Papini

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Accanto alla mamma
Ogni volta che tento di rintracciare nel passato le impronte della beatitudine mi rivedo accanto alla mamma nei pomeriggi d'inverno quando calava presto la notte, seduti a una stessa tavola sotto la luce quieta che veniva dal globo di vetro appannato del lume a petrolio.  Lei tutta rinvoltata in uno scialle di lana celeste, cuciva con l'ago o con la macchina; io appiccicavo sopra un foglio grandi farfalle azzurre o piccoli cammelli color sabbia o strane bambine danzanti con la gonna rossa. La strada era silenziosa, in casa non c'era nessuno all'infuori di noi due, soli soli, vicini vicini, al riparo dal vento, dal freddo, dal buio e io mi sentivo salvo e sicuro sotto la protezione della luce calma della lampada e degli occhi i lucenti e potenti di mia madre.
Giovanni Papini

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"Per Amore" di Piero Bargellini

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Per Amore
Una povera mamma di quattro figli non faceva che lavare, pulire, far da mangiare tutto il giorno.
Fasciava il bimbo di sette mesi, lavava il viso e le mani a quello di quattro anni; pettinava la bambina di sei, si sgolava dietro al bambino di otto. 
Era tutto il giorno in faccende, e non si lamentava mai.
Poveretta! - disse un giorno una donna. - lo non farei quella vita nemmeno per un milione al giorno.
E io non la farei neppure per tutto l'oro del mondo - rispose la mamma, che aveva udito.
E allora, perché la fate? - chiese l'altra.
Per amore - rispose la mamma.
Piero Bargellini

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"Pinocchio" di Carlo Collodi - Capitolo IX

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IX
Pinocchio vende l'abbecedario per andare a vedere il teatro dei burattini.

Smesso che fu di nevicare, Pinocchio col suo bravo
Abbecedario nuovo sotto il braccio, prese la strada che menava alla scuola: e strada facendo, fantasticava nel suo cervellino mille ragionamenti e mille castelli in aria, uno più bello dell’altro.
E discorrendo da sé solo diceva:
– Oggi, alla scuola, voglio subito imparare a leggere:
domani poi imparerò a scrivere e domani l’altro imparerò a fare i numeri. Poi, colla mia abilità, guadagnerò molti quattrini e coi primi quattrini che mi verranno in tasca, voglio subito fare al mio babbo una bella casacca di panno. Ma che dico di panno? Gliela voglio fare tutta d’argento e d’oro, e coi bottoni di brillanti. E quel pover’uomo se la merita davvero: perché, insomma, per comprarmi i libri e per farmi istruire, è rimasto in maniche di camicia... a questi
freddi! Non ci sono che i babbi che sieno capaci di certi sacrifizi!...
Mentre tutto commosso diceva così gli parve d…

"I due volti della Pasqua" di Ercole Bonjean

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I due volti della Pasqua
Quante uova di cioccolato dai vari colori nei supermercati.
Finte colombe di pace ripiene di zucchero e mandorle.
Tanto cibo da gustare per chi ha del denaro, tante tavole vuote.
Un'altra festa che cerca un perché del suo essere.

Un uomo incontrò un povero e gli tese una mano.
Un bimbo si strinse alla mamma e le diede conforto.
Tre donne si recarono al Calvario della Resurrezione.
E' Pasqua, risuonano le campane della vita.
Ercole Bonjean

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"L'avarizia" di Leonardo da Vinci

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L'avarizia

Ogni tanto il rospo allungava il muso e addentava un po' di terra. "Perché sei sempre così magro?" gli chiese un giorno una coccinella.
"Perché ho sempre fame" rispose il rospo.
"Ma se ti nutro soltanto di terra!" esclamò il gentile insetto. "Perché non ne mangi a sazietà?".
"Perché un giorno - disse con tono lugubre l'avaro - anche la terra potrebbe finire".

Leonardo da Vinci

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"Il nibbio" di Leonardo da Vinci

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Il nibbio


Un nibbio, che aveva fatto un nido sulla cima di un altissimo faggio, ruotava nel cielo ad ali aperte facendosi portare dal vento.
Con la sua vista acutissima egli scorgeva i pesci guizzare a fior d'acqua nello stagno luccicante come uno specchio: ma, anche quel giorno, decise di lasciare a digiuno i suoi figliuoli.
Infatti, quando tornò nel nido, i piccoli affamati spalancarono le bocche, ma lui li beccò sulle costole e li fissò con occhi adirati.
"Non vi darò nulla nemmeno oggi" disse. "Siete troppo grassi. Dovete sapere che il nibbio sale in alto; se regna in basso, il nibbio scende in basso. Ma se il vento non c'è, il nibbio deve portarsi in alto a forza d'ali, e di lassù, calare lentamente, e poi tornare in alto, con fatica, e poi discendere ancora. Chi è grasso come voi non ce la fa; sicché, anche per oggi, vi terrò a digiuno!".

Leonardo Da Vinci


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"Il nocciolo" di Lev Tolstoj

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Il nocciolo

La mamma aveva comprato alcune susine per i suoi bambini e le aveva messe in un piatto. Giovannino non aveva mai mangiato susine e si avvicinava continuamente al piatto per fiutarle. Il loro profumino gli piaceva; egli aveva una gran voglia di assaggiarle.
Quando Giovannino rimase solo nella stanza, non poté più resistere: prese una susina e la mangiò.
La mamma, prima del pranzo, contò le susine e vide che ne mancava una. Lo disse sottovoce al babbo.
Terminato il pranzo, il babbo domandò:
- Uno di voi ha forse mangiato una susina?
Tutti risposero di no. Giovannino diventò rosso come un gambero, ma rispose di no anche lui. No, proprio non ne aveva mangiate.
- Non è bene che qualcuno di voi abbia mangiato una susina - disse il babbo facendosi pensieroso. - ma questo è niente. La cosa più grave è che le susine hanno un nocciolo, e se qualcuno, non sapendo come si mangiano le susine, inghiotte il nocciolo, il giorno dopo muore. Io temo che succeda qualcosa del genere.
Giovanni…

"Pasqua" di Ada Negri

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Pasqua

E con un ramo di mandorlo in fiore,
a le finestre batto e dico: "Aprite!
Cristo è risorto e germinan le vite
nuove e ritorna con l'april l'amore.
Amatevi tra voi pei dolci e belli
sogni ch'oggi fioriscono sulla terra, 
uomini della penna e della guerra,
uomini della vanga e dei martelli.
Aprite i cuori. In essi irrompa intera
di questo l'eterna giovinezza".
Io passo e canto che la vita è bellezza.
Passa e canta con me la primavera.

Ada Negri

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"Primavera" di Giovanni Pascoli

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Primavera Ed ecco che un susino bianco sbocciò sul verzicar del grano. Come un sol fiore gli sbocciò vicino un pesco, e un altro. I peschi del filare parvero cirri d'umido mattino. Uscìano le api. Ed or s'udiva un coro basso, un brusìo degli alberi fioriti, un gran sussurro, un favellar sonoro. Dicean del verno, si facean gl'inviti
di primavera. Per le viti sole era ancor presto, e ne piangean, le viti, a grandi stille, in cui fioriva il sole.
Giovanni Pascoli

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"Ode a un ciuffo di violette" di Pablo Neruda

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Ode a un ciuffo di violette
Crespo mazzolino sommerso nell’ombra: gocce d’acqua violetta e luce selvatica crebbero con il tuo aroma: una fresca bellezza sotterranea salì con i tuoi bocci e fece sussultare i miei occhi e la mia vita. Immergo nella tua bellezza il mio vecchio viso e qualcosa della terra tu mi trasmetti, e non è solo un profumo, non è il solo grido del tuo colore, è una parola con rugiada … … Ciuffo notturno fra le foglie verdi non c’è parola azzurra per dirti: più di qualsiasi parola un palpito del tuo aroma ti descrive.
Pablo Neruda

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"Una goccia di pioggia" di Mario Lodi

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Una goccia di pioggia
Ho in mente un giorno di pioggia per un particolare: c’era una goccia che aveva tre colori: uno era il giallo uno era l’arancione uno era il verde. Non ricordo il tipo di verde. So che la goccia era meravigliosa: sembrava una ballerina del cielo con una coroncina di petali rosa.
Mario Lodi

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"I mesi dell'anno" di Renzo Pezzani

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I mesi dell'anno

Dice Gennaio:
- Chiudete quell'uscio
Dice Febbraio:
- Io sto nel mio guscio.
Marzo apre gli occhi
ed inventa i colori.
Aprile copre ogni prato di fiori.
Maggio ti porge la rosa più bella.
Giugno ha un pugno
una spiga e una stella.
Luglio si beve il ruscello d'un fiato.
Sonnecchia Agosto
in un'ombra sdraiato.
Settembre morde le uve violette.
Più saggio Ottobre nel tino le mette.
Novembre fa di ogni sterpo una fascina.
Verso il presepe Dicembre cammina.

Renzo Pezzani

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